Perché molti in Italia sembrano non capire cosa sta accadendo alla Fiat

Ma quanta America c’è nella doppia Fiat che emergerà dallo spin off tra l’Auto e il resto del Lingotto, deciso ieri dal cda in trasferta in quel di Detroit. Nella nuova Industrial, di cui faranno parte Iveco, Powertrain e Cnh, quest’ultima, valutata a Wall Street attorno ai 6 miliardi di dollari, rappresenterà l’anima forte, in attesa che i camion trovino un partner in Cina o negli Stati Uniti. L’Auto ancora una volta ha evitato di chiudere in profondo rosso i conti del trimestre solo grazie al boom di vendite del Brasile
4 AGO 20
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Ma quanta America c’è nella doppia Fiat che emergerà dallo spin off tra l’Auto e il resto del Lingotto, deciso ieri dal cda in trasferta in quel di Detroit. Nella nuova Industrial, di cui faranno parte Iveco, Powertrain e Cnh, quest’ultima, valutata a Wall Street attorno ai 6 miliardi di dollari, rappresenterà l’anima forte, in attesa che i camion trovino un partner in Cina o negli Stati Uniti. L’Auto ancora una volta ha evitato di chiudere in profondo rosso i conti del trimestre solo grazie al boom di vendite del Brasile. Intanto gli analisti tentano una stima di Chrysler: le vendite crescono al tasso del 30 per cento abbondante, con il risultato che l’azienda, già data per spacciata, potrebbe approdare in Borsa fin dal 2011 con un valore di circa 20 miliardi di dollari.
Fosse così, la Fiat che oggi controlla il 20 per cento dell’azienda americana si ritroverebbe un tesoro di 4 miliardi di dollari, destinato a crescere in vista di quelle nozze Torino-Detroit che, massimo nel 2014, sanciranno la nascita di una multinazionale delle quattro ruote, in cui non ci sarà spazio per la “diversità” italiana. Non a caso, dopo il board che ha approvato i conti del trimestre Fiat (in utile nonostante le difficoltà), Marchionne ha voluto che i consiglieri facessero visita al Jefferson North Plant, la fabbrica del Grand Cherokee, il primo modello Chrysler sotto la gestione “italiana” che ha reso necessaria l’assunzione, a termine, di 1.100 nuove tute blu a salario ridotto. Con la benedizione dell’Uaw, il sindacato che di Chrysler è il primo azionista. Certo, l’America è lontana. Ma non troppo, visto che a Strasburgo gli operai francesi di Gm hanno appena accettato un taglio delle buste paga del 10 per cento pur di non far emigrare la fabbrica in Messico. Anche così, senza scomodare l’ombra di Valletta, si capisce quel che accade in Fiat. La “preferenza nazionale” non va più data per scontata: va conquistata sul campo.